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![]() 24/05/2008 Roberto Alajmo La mossa del matto affogato Mondadori, 2008 Il primo esempio di matto affogato fu dato da Lucena in un suo studio del 1497. Dalla posizione del diagramma il Bianco vince giocando 1. De6+ Rh8 2. Cf7+ Rg8 3. Ch6 Rh8 4. Dg8+ T:g8 5. Cf7#. Più di cento anni dopo, Gioacchino il Greco detto “il Calabrese” nel suo “Trattato del nobilissimo gioco de scacchi”, propone una partita – analisi basata sulla stessa idea. NN – Greco 1. e4 e5 2. Cf3 Cc6 3. Ac4 Ac5 4. 00 Cf6 5. Te1 00 6. c3 De7 7. d4 e:d4 8. e5 Cg4 9. c:d4 C:d4 10. C:d4 Dh4 11. Cf3 D:f2 12. Rh1 Dg1+ 13. T:g1 Cf2# Esattamente le mosse di questa partita sono i titoli dei capitoli del libro dello scrittore palermitano Roberto Alajmo “La mossa del matto affogato”, anche se a dir la verità c’è un errore per la nona mossa del Nero, in quanto il capitolo si intitola “Cavallo Nero mangia Cavallo in D4”, mentre in d4 c’è solo un pedone bianco. In realtà, a parte questo (e non è poco, a ben pensarci) non ci sono molti “scacchi” nel libro: l’impressione è che l’autore avesse bisogno e di una cornice di gioco regolamentato e precisamente dell’allegoria del matto affogato. Il protagonista, Giovanni Alagna vive ben al di sopra delle sue possibilità economiche, e ha sviluppato la capacità di costruire delle vere e proprie ragnatele di camuffamento. Cambia casa in continuazione, non apre la posta, cambia il numero di telefono, ha conti in più banche, in modo da poter in caso di necessità spostare i fondi da una all’altra, …. Il libro inizia quando la situazione di equilibrio (precario) è già compromesso, i pedoni sono stati sacrificati uno dopo l’altro senza un vero piano strategico, ma solo per guadagnare qualche mossa, e ora l’avversario sta prendendo il sopravvento e sta passando al contrattacco. Beh, questa ultima allegoria è nostra, in compenso nel corso della narrazione si incontrano molti termini quali “mossa”, “partita”, “gioco”, “scommessa”, “finali”, … Un esplicito riferimento scacchistico è presente verso la fine, quando la narrazione ha ormai raggiunto un punto di “crisi”: “È come negli scacchi, quando un giocatore è costretto a subire l’onta del matto affogato, lo scacco più mortificante. Attraverso una serie di sacrifici, l’avversario ti ha chiuso in gabbia. Uno dopo l’altro sono i tuoi stessi pezzi ad averti circondato e messo in un angolo da cui non puoi più scappare. Nel giro di poche mosse sei passato dall’illusione di poter vincere sfruttando i suicidi in serie dell’avversario, alla frustrazione di doverti suicidare tu, senza possibilità di scelta, e di fronte alla minaccia di un unico cavallo superstite. Per quanto l’avversario sia ormai dissanguato, l’ultima mossa servirà solo a stringerti il cappio attorno al collo. Anche nella partita che stai giocando muovere risulta inevitabile e letale.” A dir la verità queste considerazioni ci hanno inizialmente lasciato un po’ perplessi: chi lo ha detto che il matto affogato è un onta? Di solito suscita stupore, una specie di ammirazione anche in chi lo subisce. Nell’unico caso in cui si è verificato ad alti livelli, la Timman – Short, Tilburg 1990, Short ha lasciato eseguire al suo avversario la manovra di matto; questo è un omaggio, non certo un onta. Poi però, invece che ai giocatori abbiamo pensato al Re; che ne sappiamo che ne pensa lui? In effetti per lui forse si tratta proprio di un onta … Nicola Vozza |
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