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![]() 29/05/2008 Il re degli scacchi Acheng Bompiani “Il re degli scacchi” fa parte di una trilogia che comprende anche “Il re degli alberi” e “Il re dei bambini” che ha avuto molto successo in Italia all’inizio degli anni Novanta. Secondo lo stesso Acheng, solo nell’isola di Taiwan i suoi libri hanno riscosso un successo paragonabile a quello italiano. A distanza di anni, crediamo valga la pena segnalare ancora il primo libro della serie, che è per l’appunto “Il re degli scacchi”. Vi viene narrata la storia di un gruppo di giovani che nel contesto della rivoluzione culturale degli anni sessanta vengono mandati in un campo di lavoro. Qui il narratore ha modo di conoscere Wang Yisheng, un giovane povero che ha due grandi passioni, il cibo, necessario per la sopravvivenza fisica, e gli scacchi, necessari per quella spirituale. Precisiamo subito che non si tratta degli scacchi internazionali ma degli scacchi cinesi, o Xiangqi. Pur con una radice comune e condividendo il concetto di scacco matto, i due giochi sono diversi, ma tuttavia mantengono un forte legame nei sentimenti che suscitano nei giocatori. “Gli scacchi sono la mia passione. Quando gioco mi dimentico di tutto. Quando sono immerso in una partita, mi sento bene …” “Il re degli scacchi” è un racconto “profondo” che può essere letto a più livelli: una storia epica, una storia autobiografica, una critica alle politiche del Partito, ma anche un ringraziamento per quell’esperienza di vita rurale, ma ci si può trovare anche un livello morale, filosofico, in qualche modo religioso. “… Se il tuo avversario è aggressivo, lo devi affrontare con la morbidezza e contemporaneamente creare la strategia che porta alla vittoria. La morbidezza non significa debolezza, significa contenere, accogliere, racchiudere. Contendendo l’avversario lo attirerai nella strategia che tu hai creato. E dovrai crearla seguendo il principio del “non agire”. “Non agire” è il Dao e costitisce la natura immutabile degli scacchi. Prova a cambiarla e non saranno più gli scacchi. Non solo perderai ma non sarai più capace di giocare. Non si può andare contro la natura degli scacchi, ma per ogni partita dovrai creare la tua strategia vincente. Una volta che avrai compreso la natura degli scacchi e che sarai capace di creare la tua strategia, non ci sarà nulla che tu non possa fare. Tutto ciò è piuttosto misterioso, ma riflettendoci attentamente ti renderai conto che è vero”. “Detto così è molto illuminante”, dissi, “ma negli scacchi esistono migliaia di possibilità: come si può essere sicuri di vincere?”. “E’ appunto in questo che consiste l’arte di creare la strategia”, rispose il vecchio. “La strategia si definisce nei momenti critici. Se nessuno muovesse non ci sarebbe gioco. Ma basta che l’avversario faccia una mossa, perché tu metta in atto la strategia e condua il gioco. Se hai a che fare con un avversario di alto livello, sarà difficile mettere in atto la strategia e dovrai subire delle perdite. Lui perderà un pezzo, poi ne perderai uno tu. Per prima cosa dovrai sviare i suoi attacchi o trovare un punto debole dove inchiodarlo. Una volta bloccata la sua strategia, dispiegherai la tua. A questo punto non dovrai più preoccuparti di perdere. La strategia andrà modificata a seconda della situazione. Una strategia ne genera un’altra, una ne intrappola un’altra. Si comincia con unastrategia minore che confluisce nella strategia maggiore. Dovranno essere talmente fuse che l’avversario non avrà scampo”. Nicola Vozza |
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