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![]() 09/07/2008 Scacchi e finanza Quando ho raccontato questa storia al vice-presidente del Centro Studi Scacchistici Turing Duchamp, Michele Cordara, egli mi ha ricordato che più di una volta in passato alla Società Scacchistica Torinese sono arrivate comunicazioni di grandi banche o gruppi finanziari che chiedevano se tra i soci del circolo ci fossero giovani neo-laureati potenzialmente interessati ad un attività lavorativa perché avevano notato che la pratica ed una certa conoscenza del gioco degli scacchi erano buoni indicatori delle capacità nel loro campo di attività. La storia è questa, e si trova a pagina 54 del libro di Nassim Nicholas Taleb, Giocati dal caso. Il ruolo della fortuna nella finanza e nella vita, pubblicato in Italia da “Il Saggiatore” nel 2003. Gli anni novanta hanno visto l’arrivo di persone dalla formazione più ricca e interessante, che hanno reso le sale di trading di gran lunga più divertenti. Mi era finalmente risparmiata la conversazione con gli MBA (Nota: possessori di un Master in Business Administration). Molti scienziati, alcuni dei quali di grandissimo successo nel proprio settore, arrivavano col desiderio di guadagnare meglio e, a loro volta, assumevano persone simili a loro. Per quanto molte di queste persone non avessero un dottorato (in effetti, i dottori di ricerca sono ancora una minoranza), la cultura e i valori cambiarono improvvisamente, aprendosi a una maggiore profondità intellettuale. Questo provocò un aumento della già alta domanda di scienziati a Wall Street, a causa del rapido sviluppo degli strumenti finanziari. La disciplina dominante era la fisica, ma si poteva trovare tra loro qualsiasi tipo di formazione quantitativa. Accenti russi, francesi, cinesi e indiani (nell’ordine) cominciarono a dominare sia a new York che a Londra. Si diceva che ogni aereo proveniente da Mosca avesse almeno l’ultima fila piena di fisici matematici russi en route verso Wall Street (…) Avevo una predilezione per gli scienziati russi: molti possono essere utilizzati come insegnanti di scacchi …Inoltre, sono estremamente utili nel processo di selezione dei candidati a una posizione. Quando gli MBA fanno una per un posto di trader, sbandierano spesso sul loro curriculum una conoscenza “avanzata” degli scacchi. Ricordo ancora che il responsabile dell’ufficio placement della Wharton Business School ci consigliava di inserire gli scacchi tra le nostre capacità “perché suona intelligente e strategico”. Gli MBA, com’è loro costume, interpretano la loro conoscenza superficiale delle regole del gioco come “approfondita”. Si solito verificavamo l’esattezza di tali asserzioni di esperienza scacchistica (Così come il carattere del candidato) tirando fuori una scacchiera da un cassetto e dicendo allo studente, già pallido: “Jurij vorrebbe scambiare due parole con te”. Il tasso di fallimento di questi scienziati, tuttavia, era solo leggermente inferiore a quello degli MBA; (…) Quali che fossero gli altri benefici di tale cambiamento nella popolazione, certo esso migliorò la nostra conoscenza degli scacchi e ci permise di fare interessanti conversazioni durante le pause pranzo (allungandone considerevolmente la durata). (…) L’aspetto interessante dei fisici non consisteva nella loro capacità di discutere la dinamica dei fluidi, quanto nel fatto che erano naturalmente interessati a una varietà di argomenti intellettuali, e piacevoli conversatori. (foto tratta da www.flickr.com/photos/pocketpower//) Nicola Vozza |
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