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![]() 18/07/2008 ... Pensateci, la prossima volta che spingete un pedone oltre la quarta traversa ... Piero Zanini, laureato in architettura ha pubblicato diversi libri che parlano di spazio, di territorio, e del modo in cui esso viene vissuto e percepito. Citiamo del 2004 con Franco La Cecla “Lo stretto indispensabile. Storie e geografie di un tratto di mare limitato”, ed ancora “Lavorare sui bordi. Paesaggi di margine nella laguna di Venezia” con Mariapia Cunico e Daniela Moderini, ma soprattutto “Significati del confine. I limiti naturali, storici, mentali”, prima edizione Bruno Mondadori 1997. Scrive Zanini: L’occupazione di uno spazio può seguire due differenti strade: da un lato si può invadere e occupare un ambito libero, la terra nullis su cui nessuno ha ancora vantato delle pretese. In questo caso, la cosa termina di solito rapidamente e senza conseguenze. Almeno fino a quando, e siamo alla situazione più frequente, non accade che qualcuno si rivolga con vivo interesse verso quello spazio già occupato e definito nei suoi confini. Il nuovo arrivato tenterà di far valere le proprie ragioni, anche con la forza; l’altro si difenderà rivendicando quello che considera un suo diritto legato alla durata e alla continuità nel tempo della sua permanenza. “L’istante dell’arrivo creava una intangibile graduatoria”. Riuscite a leggere queste righe senza pensare alla Variante di Spinta della Difesa Francese (e in particolare alla sequenza 1 e4 e6 2 d4 d5 3 e5 c5 4 c3)? Del resto è lo stesso Zanini che introduce il suo discorso proponendo il seguente brano (pag. XI dell’introduzione): “Facciamo una partita?” Il Cinese non attesa risposta. La scacchiera era già stesa sul basso tavolino con sopra i trentadue pezzi. La acque dello Huang Ho dividevano come sempre i due schieramenti. Fanti, cavalieri e artiglieri attendevano il segnale per invadere il territorio avversario mentre gli elefanti, non potendo varcare la frontiera che divideva a metà il campo di battaglia, si lanciavano potenti barriti di sfida. Trincerati nelle loro insicure fortezze, attorniati da inutili mandarini, entrambi gli imperatori cercavano di allontanare il momento in cui si sarebbero trovati “faccia a faccia”. Lo scontro stava per cominciare un’altra volta, il gioco si ripeteva.Tra le diverse versioni del gioco degli scacchi, tutte con una comune origine nel gioco indiano Chaturanga, quella cinese ha alcune particolarità che la rendono unica, tanto negli spazi disegnati dalla scacchiera, quanto nel modo in cui le pedine occupano quegli spazi, Cominciamo dalla scacchiera: questa non conserva la comune divisione in quadrati bianchi e neri. Ciò che distingue le pedine dei due giocatori è il colore dell’ideogramma che nomina il pezzo. La scacchiera, che è già in sé la rappresentazione di uno spazio limitato, il campo da gioco, è divisa al centro da una fascia vuota, chiamata “il fiume” (secondo alcuni simboleggia lo Huang Ho, il grande Fiume Giallo attorno al quale è nata e si è sviluppata la civiltà cinese). Il fiume, non solo separa nettamente i campi dei due eserciti, ma stabilisce la frontiera (come indica uno dei caratteri che vi sono inscritti) tra i due stati rivali, quello dei Chu e quello degli Han. Il disegno della scacchiera sembra così definire la proiezione simbolica di uno spazio geografico, al contrario di quanto accade negli scacchi indoeuropei dove il gioco ha luogo in unico e astratto campo aperto. Un’altra particolarità degli scacchi cinesi sta nel modo in cui le pedine sono poste e si muovono sulla scacchiera. I pezzi cinesi, a differenza di quelli della tradizione indoeuropea, non occupano un campo, ma si dispongono su un nodo, cioè sull’intersezione delle linee lungo le quali si spostano; individuano un percorso, mentre gli altri stabiliscono una posizione. Ponendosi sul limite di una casella, i pezzi esterni si vengono a trovare sul bordo della scacchiera, quasi a voler sottolineare con la loro presenza la chiusura verso l’esterno del campo da gioco, la sua compiutezza. Gli stessi imperatori sono in qualche modo confinati, potendosi muovere solamente “lungo” le mura o all’interno della loro fortezza (altro tratto geografico), ma non possono guidare i rispettivi eserciti in campo aperto. Perché e come i cinesi siano arrivati a trasformare la scacchiera e a ridisegnarla in questo modo non è ben chiaro. Tuttavia la scacchiera cinese può essere vista come il prototipo di uno spazio diviso e conteso; è attorno a un confine chiaramente segnato che si svolge il gioco. Ma che cos’è un confine? Come funziona? Perché a un certo punto qualcuno decide di stabilire un confine? Come viene vissuto un confine. Pensateci, la prossima volta che spingete un pedone oltre la quarta traversa… Nicola Vozza |
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