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![]() 23/09/2008 Una serie di coincidenze ci hanno portato a qualche ricerca. Di seguito quello che abbiamo scoperto. Prima c’è stato l’articolo di Neurology di cui abbiam parlato qualche giorno fa, in cui ci veniva detto che oltre agli scacchi, anche un caffè in compagnia può aiutare a mantenersi giovani. Poi sull’ultimo numero di settembre 2008 di Torre & Cavallo abbiamo letto che la caffeina non è più considerata una sostanza dopante, e poi c’è stato il comunicato del Commissario Tecnico Sergio Mariotti, che in relazione alle convocazioni per le Olimpiadi di Dresda ci dice che compito di un buon capitano deve essere anche quello di “seguire i giocatori durante le partite e fare in modo che a loro non manchi nulla mentre giocano provvedendo a bibite, caffè o qualcosa da mangiare…” E poi ci sono i “giusti” di quella poesia di Borges, che giocano a scacchi in un caffè del sud. Insomma, cii è venuta voglia di fare qualche ricerca sulle proprietà del caffè. Di seguito quello che abbiamo scoperto girovagando per la Rete. Il caffè agisce sui centri nervosi, provocando un senso di benessere generale, tanto che fino al Settecento veniva prescritto come un medicinale e venduto in farmacia.…. Tale azione è provocata soprattutto dalla “caffeina”. Una tazzina di caffè ne contiene circa 5cg e la sua azione eccitante, che si protrae da una a due ore dopo averla bevuta, agendo sul sistema nervoso, provoca un risveglio delle facoltà mentali, allontana la sonnolenza, la noia, ritarda la stanchezza, potenzia le capacità della memoria, dell’apprendimento, dell’intuizione e della concentrazione, facilita la percezione degli stimoli sensoriali, attenua le cefalee e le emicranie in genere (e potenzia l’azione degli antidolorifici del 40%). Poche sostanze sono state studiate quanto il caffè negli ultimi 200 anni e gli si attribuiscono molti altri benefici (con la sempre presente avvertenza di non abusarne): aiuta la respirazione e la digestione, attenua il senso di fame, aiuta ad eliminare i radicali liberi. Secondo il Professor Joe Vinson dell’Università di Sranton è la maggior fonte di antiossidanti nella dieta dei cittadini americani. Ha un azione preventiva rispetto ad alcune patologie quali il Parkinson, il diabete tipo 2, l’Alzheeimer, etc. Oltre alle prestazioni cognitive, anche quelle legate alla capacità e alla resistenza fisica aumentano. A onor del vero non tutte le ricerche hanno dato risultati simili, ma a livello di benefici la sapienza popolare conterà pure qualcosa, no? Abbastanza curiosamente, alcuni studi hanno notato che la caffeina ha effetti positivi sulla memoria quando l’informazione da richiamare è associata al treno di pensieri dominanti, ma ha effetti negativi quando l’informazione non è ad esso correllata. Ricerche statistiche ci informano che circa il 10% della popolazione di bevitori di caffè ad un certo punto smette, lamentando effetti collaterali sulla salute. In ogni caso si può andare abbastanza sul sicuro sintetizzando che la maggior parte dei medici e dei ricercatori sono d’accordo nel dire che un uso moderato non dovrebbe portare con sé nessun rischio significativo per la salute degli adulti. Mettersi d’accordo sul significato di quel moderato potrebbe essere invece ben più complicato. Ad esempio alcuni studi affermano che benchè essa non venga quasi mai diagnosticata, una persona su dieci è affetta da dipendenza da caffeina, che può portare a disordini del sonno e ad un aumento dell’ansia, fino a livelli anche molto gravi. Poi, ci siamo ricordati di un libro che avevamo letto qualche anno fa “Storia dei generi voluttuari” di Wolfgang Schivelbusch. Via abbiamo ritrovato la seguente riflessione: “Le moderne bevande calde non hanno nulla di paragonabile al rituale collettivo con cui si degusta l’alco. Anche in questo, il caffè e il tè si dimostrano bevande genuinamente borghesi, totalmente emancipate da qualsiasi significato arcaico del bere. Con il caffè o il tè non si toccano i bicchieri, non si beve alla salute, non ci si invita a un giro di bevute. I bevitori di caffè o di tè non formano un gruppo intimamente unito ma un insieme tipico di individui. Per il frequentatore di un Caffè è del tutto normale sedere da solo a un tavolino e leggere un giornale; biliardo e scacchi, classici giochi da Caffè. Richiedono notevole concentrazione. In breve, tutti i rituali d’osteria sono basati sul NOI mentre in un Caffè l’IO è al centro.” Nicola Vozza |
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