3/9/2010
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Logica, logica, logica
20/10/2008

Augustus S.F.X. Van Dusen è il protagonista di una serie di romanzi dello scittore americano Jacques Futrelle (1875 – 1912).

Sia il personaggio che il suo autore sono pressochè sconosciuti in Italia, ma nei paesi anglosassoni i libri di Futrelle continuano ad essere ristampati, anche se per la maggior parte essi si possono trovare gratuitamente in rete, per esempio all’indirizzo http://www.futrelle.com/ . Van Dusen, soprannominato ‘Thinking Machine’ è un detective (in realtà uno scienziato) specializzato nel risolvere crimini impossibili, come ne ‘The Problem of Cell 13’ che scopriamo essere una delle più famose storie gialle di sempre. Il suo motto è ‘Logica, logica, logica: due più due fa quattro, non solo qualche volta, ma ogni volta’.

Nel racconto ‘The Problem of a Dressing Room’ Futrelle narra di come il professore Van Dusen si guadagnò il suo soprannome. Secondo Van Dusen “’Gli scacchi sono una vergognosa perversione delle funzioni cerebrali. È un puro spreco di fatica, tanto più grande perché gli scacchi sono probabilmente il più difficile di tutti i problemi astratti. Naturalmente la logica lo sa risolvere. La logica risolve ogni problema – non la maggior parte dei problemi, ma tutti i problemi. Una completa conoscenza delle regole degli scacchi renderebbe chiunque capace di sconfiggere i vostri migliori giocatori. Sarebbe inevitabile, cos’ come è inevitabile che due più due faccia quattro, non solo qualche volta, ma ogni volta.”

“Io non conosco il gioco degli scacchi perché io non faccio mai cose inutili, ma io potrei farmeli insegnare per qualche ora da qualche esperto e poi sconfiggere anche chi ci ha dedicato una vita. La sua mente è impacciata, vincolata dalla logica degli scacchi; la mia no: la mia impiega la Logica nel suo ambito più largo”.

E chi potrebbe credere ad affermazioni del genere? Viene così organizzata una partita tra il vincitore del campionato di scacchi, il maestro russo Tschaikowsky ed il professor Van Dusen.
E così dopo una lezione di una mattinata con un altro maestro, arriva il giorno della sfida. I giornali ne hanno parlato a lungo e la sala di gioco è piena di gente.
Il professor Van Dusen inizia la partita, e l’apertura è un Gambetto di Donna. Alla sua quinta mossa, fatta senza la più piccola esitazione, il sorriso abbandono il volto del russo. Alla decima l’attenzione dei maestri presenti è allo spasimo. Il campione russo sta ormai giocando per l’onore. La quattordicesima mossa del Professor Van Dusen è uno scacco di Torre. “Scacco”, egli annunciò. Dopo un lungo studio della scacchiera il giocatore russo protesse il sui Re con un Cavallo. Il Professor Van Dusen, soppesò la mossa, poi si appoggiò comodamente alla sedia, con le dita delle mani che si pressavano l’un l’altra. I suoi occhi lasciarono la scacchiera e si misero a studiare il soffitto. Per almeno quindici minuti non ci fu nessun suono, nessun movimento. Poi con calma disse: “Matto in quindici mosse.” Ci fu un momento di stupore collettico. Gli occhi pratici dei maestri presenti ci impiegarono diversi minuti a verificare l’annuncio di Van Dusen. Ma il campione russo aveva visto, e si appoggiò alla sua sedia bianco in volto e confuso. Non era semplicemente sorpreso; la sua mente vagava in un labirinto incomprensibile. Poi all’improvviso si alzò e afferrò la magra mano del suo avversario.

“’Lei non ha mai giocato a scacchi?’ chiese …
‘Mai.’
‘Mon Dieu! Lei non è un uomo, lei è un cervello… una macchina… una macchina che pensa.’
‘E’ solo un gioco da bambini’, disse bruscamente lo scienziato. Nella sua voce non c’era nessuna nota di esultanza. Era ancora quel tono irritabile, impersonale, che gli era abituale…

Ora, l’idea che si possa battere il campione del mondo (o pressappoco) dopo aver imparato il gioco in una mattinata e per di più annunciando un matto in quindici dopo quattordici mosse di un Gambetto di Donna è francamente esagerata e rende il tutto molto poco credibile, ma l’idea che gli scacchi potessero essere giocati con l’utilizzo della logica è sotto gli occhi di tutti. Ogni volta che un programma batte ognuno di noi, dal giocatore occasionale al campione del mondo, dietro c’è il professor Van Dusen che sta battendo Tschaikowsky.

Abbiamo scoperto Jacques Futrelle e il professor Van Dusen leggendo “Il matematico in giallo” di Carlo Toffalori, a cui è anche attribuibile la traduzione di alcuni dei brani citati.

La foto di Futrelle è tratta da Wikipedia.


Nicola Vozza

Jacques Futrelle
n.vozza@turingduchamp.org