|
||||||
|
agenda + Altra cultura + associati + Cinema + comitato scientifico + duchamp + Editoria + eventi + finalità + giocatori di silicio + letteratura + link + logo + Museo + news + Non solo scacchi + recensioni + Scienza + storia + turing + Turing Duchamp
Cerca
|
![]() 21/10/2008 The Genius and the Misery of Chess Zhivko Kaikamjozov Mongoose Press 2008 In teoria, con questo libro l’autore, il bulgaro Zhivko Kaikamjozov, si propone di illustrare due aspetti diversi ed estremi dei possibili destini di un giocatore di scacchi, la miseria e il genio, e lo fa raccontando la vita di poco meno cinquanta giocatori di diverse epoche, partendo da As-Suli ed arrivando a Magnus Carlsen. Dal lato della miseria qualche volta sono stati gli scacchi a portare alla povertà, alla malattia, al collasso nervoso e mentale, più spesso per molti giocatori gli scacchi sono stati l’unica speranza in percorsi di vita già difficili. Altre volte, semplicemente ci viene raccontata la vita di persone sfortunate, morte in guerra, o per malattie un tempo molto diffuse, quali la tubercolosi. Dal lato del genio vengono raccontate storie che riguardano soprattutto bambini prodigio. Dobbiamo ammettere che la struttura generale non ci sembra molto convincente, nel raccontare le storie di “miseria” a volte pare di notare un pizzico di voyeurismo, mentre quelle dei “wonderkind” spingendosi a raccontare di molti giocatori ancora in attività (anzi, ancora molto giovani) risultano a volte un po’ forzate. Inoltre questo continuo associare gli scacchi con i lati “estremi” dell’esistenza, oltre ad essere sostanzialmente poco più che un luogo comune alla lunga è un po’ noioso. Ma se ci si limita al lato pratico del libro, e cioè ad una collezione di piccole biografie scacchistiche, dimenticando la metastruttura, allora si può meglio apprezzare “The Genius and the Misery of Chess”. In poco più di 200 pagine ci vengono raccontate una serie di storie che gettano una luce più umana su persone che per la maggior parte degli scacchisti sono solo dei nomi che precedono una serie di mosse. Rudolf Charousek, di cui Lasker aveva detto che presto se lo sarebbe trovato contro in una sfida per il campionato del mondo, ed invece, morto a 27 anni di tubercolosi, Karl Schlechter, sempre fedele ai propri principi, Johannes Zukertort, che probabilmente è stata la persona con maggior talento in tutta la storia degli scacchi, David Janowsky e Savielly Tartakower, che tutto quello che guadagnavano con gli scacchi lo perdevano nei casinò. Particolarmente interessante la biografia di Alekhine, che riporta la lettera con cui il grande campione si difende dalle accuse di simpatie per il nazismo. Apprezzeremmo molto anche un secondo volume dedicato ai vari Lasker, Botvinnik, magari allo stesso Duchamp, insomma a tutti quei scacchisti dalle vite normali o straordinarie, ma non necessariamente tragiche, o con un inizio da “wonderkind”. Nicola Vozza
|
|||||




