3/9/2010
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Il sindacato dei poliziotti yiddish
09/11/2008

Michael Chabon
Il sindacato dei poliziotti yiddish
Rizzoli 2007

Ci sono dei libri che magari uno si ritrova a leggere perché si viene a sapere che dentro si parla di scacchi, ma a volte si legge un libro perché si segue quell’autore e la scoperta degli scacchi nel libro è una pura sorpresa. Per noi questo è stato il caso di “Il sindacato dei polizziotti Yiddish” di Michael Chabon.
Uno dei personaggi di questo romanzo si fa chiamare Emanuel Lasker e sul comodino ha 300 partite di scacchi di Siegbert Tarrasch. Il padre del protagonista, il detectice Landsman, amava il gioco, e senza successo aveva tentato di trasmettere questa passione a suo figlio.
Tra le tante citazioni del gioco, ci sono particolarmente piaciute queste due. La prima si trova quasi all’inizio, a pagina 17 dell’edizione italiana:
“A saperlo, gli avrei proposto una partita o due.”
“Non sapevo che lei giocasse”
“Sono una schiappa” taglia corto Landsman. (…)
“Verso la fine non so mai come muovermi.”
“Per esperienza personale, detective” dice Tenenboym “la fine comincia dall’inizio.”

La seconda, verso la fine del libro, a pagina 386

“Il motivo per cui non hai fatto progressi negli scacchi, Meyerle, è che non detesti abbastanza perdere.”
(…)
“Anzi, io preferisco perdere” dice Landsman. “Sinceramente. Appena comincio a vincere mi insospettisco.”

Ma cosa ha spinto Michael Chabon ad inserire gli scacchi nel suo ultimo romanzo (uscito l’anno scorso). Abbiamo trovato una risposta in un numero della rivista “Pulp”, in un intervista all’autore di Alessandro Bertante.

Nel romanzo ha molta importanza il gioco degli scacchi. È un espediente narrativo oppure sotto c’è un suo personale interesse?
Entrambe le cose. Mio padre era un buon giocatore di scacchi e mi ha insegnato a giocare quando ero ragazzino. Ma inizialmente odiavo quel gioco, lo sentivo come un imposizione. Ora mi affascina tutto quello che ruota intorno al mondo degli scacchi: la sua origine storica, che proviene dalla tradizione araba e indiana, ma anche le biografie dei grandi campioni. Poi mentre scrivevo il romanzo ho pensato di mettere una scacchiera sul luogo del delitto, in modo da rendere la vicenda più intrigante. Il resto è venuto da solo, approfondendo il rapporto fra le mosse che si possono fare nel gioco degli scacchi e le mosse che scandiscono la vita dei protagonisti.

Tra le precedenti opere di Chabon citiamo “I misteri di Pittsurgh”, “Wonder Boys” (da cui è stato tratto un film con Michael Douglas), “Le fantastiche avventure di Kavalier & Clay”.

“Il sindacato dei poliziotti yiddish” ha vinto nel 2008 sia il Premio Hugo che il Premio Nebula. Molti sapranno che si tratta di due premi che vanno ai migliori romanzi fantasy o di fantascienza. Anche il nostro lo è? Si direbbe di no, se non fosse per il fatto che la storia si svolge in Alaska, dove Chabon immagina siano stati accolti gli ebrei che in questa realtà alternativa dopo che Israele ha perso la guerra del 1948.


Nicola Vozza

n.vozza@turingduchamp.org