3/9/2010
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Partita spagnola
29/12/2008

Dove si parla di un libro di Alessandro Baricco e Lucia Moiso, ma anche della rubrica su CCI di Gregorio Granata, e dove, già che ci siamo si prendono le difese del Re!

Nel 2003 Dino Audino Editore ha mandato alle stampe una sceneggiatura per un film mai realizzato scitta nel 1986 da Alessandro Baricco e Lucia Moiso. Il titolo del libro è “Partita Spagnola”, mentre la storia è quella del cantante Carlo Boschi (1698 – 1756), conosciuto dai più come Farinelli, che per alcuni anni della sua vita cantò alla corte di Spagna, inizialmente con l’incarico specifico di allievare la malinconia di Filippo V.
Gregorio Granata, in un articolo del 2004 della preziosa rubrica che tiene sul sito della sezione italiana della Chess Collectors (http://www.cci-italia.it/let/rub5.htm) segnalava il seguente riferimento scacchistico:

(Il ministro Pineda chiede a Farinelli se sa giocare a scacchi) "Io canto, Signore, non gioco a scacchi". (Pineda risponde) "Peccato. E' un gioco da cui si imparano molte cose" (Pineda si avvicina a una delle numerose scacchiere che sono disseminate per la stanza. I pezzi sono d'argento, bellissimi). "Vedete", continua, "Tutto gira intorno al re (prende in mano il pezzo) è in realtà un pezzo debolissimo: lento, impacciato, non saprebbe difendersi da sé. (lo ripone nella scacchiera) Non a caso gli hanno messo di fianco il pezzo più forte: la regina. Che è onnipotente: padrona della scacchiera. Avete mai visto, Farinelli, di cosa è capace una regina? (non aspetta la risposta) E intorno tutti gli altri, ognuno con il suo particolare compito di assolvere: ognuno a modo suo… torri, alfieri, cavalli… ognuno a modo suo, ma tutti per salvare quel re debole, goffo, rintanato in un angolo della scacchiera… (mette il re in posizione di arrocco) E sa perché? Perché se il re muore, tutti muoiono; se il re è perduto, tutto è perduto. Così ognuno fa la sua parte, dalla regina all'ultimo dei pezzi. Questo pedone ad esempio: (tocca il pedone che sta davanti al re; guarda Farinelli) alle volte non si è che un pedone, semplicissimo. Vedete, magari questo pedone non si muoverà mai da lì, per tutta la partita neanche una mossa; per tutta una partita, che potrà essere lunghissima, lui rimarrà nella casella accanto al re: e questo, e nient'altro sarà il suo compito: stare nella casella accanto al re. Assurdo, no? Eppure io vi dico che proprio lui salverà il re."

La lettura di questo brano da un lato ha fatto in modo che ci ricordassimo che almeno in un altro libro di Baricco si parla di scacchi, (si tratta di Oceano mare) (riportiamo il brano in un altro articolo) ma ci dà anche l’occasione per sottolineare che non è affatto vero che il re “è in realta un pezzo debolissimo: lento, impacciato, non saprebbe difendersi da sé”. Intanto spesso l’autodifesa del re, (cioè la sua fuga) è la sua migliore chance per togliersi dagli impicci, ed inoltre per il suo caratteristico movimento il re sarebbe (senza le sue intrinseche limitazioni, s’intende) un pezzo molto forte, almeno pari al cavallo ed all’alfiere. In finale, dove l’assenza della maggior parte dei pezzi permette al monarca di uscire allo scoperto, dove cioè le sue intrinseche limitazioni sono meno importanti, la maggiore o minore attività del re è un elemento fondamentale per la valutazione della posizione. Il Grande Maestro Edmar Mednis a proposito ha scritto un libro il cui titolo non potrebbe essere più esplicito “Il Re è un pezzo forte”.

Ciò detto, è pur vero che il discorso del ministro Pineda resta validissimo nella sua sostanza, in fondo tutto dipende sempre dal tipo di posizione!


Nicola Vozza

La rubrica di Gregorio Granata
n.vozza@turingduchamp.org