3/9/2010
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Oceano mare
29/12/2008

Oceano mare
Alessandro Baricco
Rizzoli 1993

Accadde, all’ammiraglio Langlais, qualche tempo dopo l’arrivo di Adams, di trovarsi nella fastidiosa e banale necessità di giocarsi la vita in una sfida a scacchi. (…)
Passò due giorni bendato e incatenato in un carro che non smetteva mai di viaggiare. Il terzo giorno lo fecero scendere. Quando gli tolsero la benda si trovò seduto di fronte al bandito. Tra i due c’era un piccolo tavolo. Sul tavolo, una scacchiera. Il bandito fu lapidario nella sua spiegazione. Gli concedeva una chance. Una partita. Se vinceva, sarebbe stato libero. Se perdeva, lo avrebbe ucciso.
(…)
Non gli ci volle molto per constatare che il bandito era folle di una follia brutalmente astuta. Non solo si era riservato i pezzi bianchi – sarebbe stato sciocco pretendere il contrario – ma giocava, lui, con una seconda regina ordinatamente sistemata al posto dell’alfiere di destra. Curiosa variante.
Un re -, spiegò il bandito indicando se stesso, - e due regine - , aggiunse beffardo, indicando le due donne, invero bellissime, che sedevano accanto a lui. La battuta scatenò tra i presenti risa sfrenate e generosi urli di compiacimento. Meno divertito, Langlais riabbassò lo sguardo pensando che stava per morire nel modo più stupido possibile.
La prima mossa del bandito fece tornare il silenzio più assoluto. Pedone di re avanti di due caselle. Toccava a Langlais. Esito qualche istante. Era come se aspettasse qualcosa, ma non sapeva cosa. Lo capì solo quando, nel segreto della sua testa, sentì una voce scandire con magnifica calma.
- Cavallo nella colonna dell’Alfiere di Re.
Questa volta non si guardò intorno. Quella voce la conosceva. E sapeva che non era lì. Di sa come, ma arrivava da lontano. Prese il cavallo e lo portò davanti al pedone dell’alfiere di re.
Alla sesta mossa aveva già un pezzo di vantaggio. All’ottava arroccò. All’undicesima era padrone del centro della scacchiera. Due mosse dopo sacrificò un alfiere, cosa che lo portò, la mossa seguente, a mangiare la prima regina avversaria. La seconda la intrappolò con una combinazione di cui – se ne rendeva conto – non sarebe mai stato capace senza la puntuale guida di quella assurda voce. Ma mano che si sgretolava la resistenza dei pezzi bainchi sentiva crescere, nel bandito, una collera e uno smarrimento feroci. Arrivò al punto di temere di vincere. Ma la voce non gli lasciava tregua.
Alla ventitresima mossa, il bandito gli diede in pasto una torre, un errore tanto palese da sembrare una resa. Langlais stava automaticamente per approfittarne quando sentì la voce suggerirgli in modo perentorio.
- Attento al re, ammiraglio.
Attento al re? Langlais si bloccò. Il re bianco se ne stava in posizione assolutamente innocua, dietro i resti di un abborraccaito arrocco. Attento a cosa? Guardava la scacchiera e non capiva.
Attento al re.
La voce taceva.
Tutto taceva.
Pochi istanti.
Poi Langlais capì. Fu come un lampo che gli attraversò il cervello un attimo prima che il bandito estaesse dal nulla un coltello e rapidissimo cercasse con la lama il suo cuore. Langlais fu più veloce di lui. Gli bloccò il braccio, riuscì a strappargli il coltello e, come come a concludere il gesto che lui aveva iniziato, gli squarciò la gola. Il bandito franò a terra. Le due donne, inorridite, scapparono via. Tutti gli altri sembravano impietriti dallo stupore. Langlais mantenne la calma. Con un gesto che in seguito non avrebbe esitato a giudicare inutilmente solenne, prese il re bianco e lo coricò sulla scacchiera.
(…)


Nicola Vozza

n.vozza@turingduchamp.org