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![]() 20/01/2009 Zugzwang Romanzo Enrico Faraoni Ferrara Edizioni 2008 Enrico Faraoni è molto conosciuto nell’ambiente scacchistico torinese, dove è da molti anni uno dei giocatori più forti e creativi. Oltre che giocare a scacchi Enrico Faraoni scrive racconti, libri, recensioni e qualche anno fa era circolato un po’ clandestinamente il suo primo romanzo “Zugzwang”. All’epoca l’autore aveva usato lo pseudomino di Ken Shirov, che già rendeva esplicite molte delle ispirazioni del nostro: gli scacchi, e per di più gli scacchi di Shirov, aggressivi, spregiudicati, combinativi e un certo tipo di cultura pop, che ci pare di intuire che Ken stia per “Ken il Guerriero”, titolo di un anime giapponese di culto. Ora (nel novembre 2008, per la precisione) “Zugzwang” rivide la luce in una nuova edizione pubblicato da “Ferrara Edizioni”. Nonostante il titolo e le apparenze, “Zugzwang” non è un libro incentratro sugli scacchi; certo questi ci sono, ci gioca uno dei protagonisti, e la sfida finale avviene in una sorta di cyberspazio dove il mezzo espressivo è una partita a scacchi (con qualche stratagemma che non vi anticipiamo, una delle parti, riesce a rigiocare dal lato giusto la famosa immortale dello zugzwang, la Samisch – Nimzowitsch giocata a Copenaghen nel 1923). E tuttavia essi non sono, come dire, il cuore del libro, che è invece costituito da una lotta tra due entità che sono i personaggi, due gruppi di personaggi, che rappresentano ad un primo livello di lettura il Bene ed il Male, ma che contemporaneamente sono niente ed ogni cosa. Proponiamo due brani, scelti tra quelli dove ci sono gli scacchi, che ci sono sembrati particolarmente significativi: “Geriko doveva muovere, ma il farlo avrebbe compromesso irrimediabilmente la sua posizione. Pessimo modo di iniziare un torneo di scacchi. Si guardò intorno spiando segretamente i suoi colleghi multicolori alle prese con scelte difficili. Meditava sul fatto che per costruire una buona posizione era necessario lavorare di cesello per molte mosse, diligentemente e con pazienza, mentre per distruggere una buona impalcatura posizionale occorreva soltanto una mossa distratta e giocata con leggerezza. Era tutta in quella riflessione l’essenza del vivere: molte mosse per costruire, una forza costante da protrarre con determinazione e volontà, e un solo attimo per disfare e distruggere: una lotta impari.” “Gli scacchi erano una cosa liquida, una marasma metafisico indecifrabile, un plasma di desideri effimeri e un luogo di grande concretezza. Ed era in quei canali nascosti di cavi bio-elettrici che si giocava la grande battaglia dell’informazione. I dati erano sempre lì a portata di mano. Geriko doveva concentrarsi, sciogliersi idealmente nella sua bella casella bianca in cui aveva fatto risuonare la sua ancestrale prima mossa, forte del vantaggio del tratto, e scivolare furtivamente nel marasma di cavi e di pc e di dati che formavano il grande guazzabuglio universale della grande rete Internet, composta da infinite sottoreti e, ancora sotto nella piramide della aggregazioni, da sterminate ramificazioni. L’albero delle varianti di Kotov che apriva terrificanti implicazioni. Se si fosse concentrato a dovere, più di quanto improvvisava giocando a scacchi, avrebbe potuto “sentire” le intenzioni dell’avversario e prevenire, arrestare l’avvento si una forza devastante e blasfema che prometteva sciagure per l’umanità.” Nicola Vozza
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