3/9/2010
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L'immortale dello zugzwang?
20/01/2009

Presentando il romanzo di Enrico Faraoni “Zugzwang” abbiamo parlato della Saemisch – Nimzowitsch, giocata a Copenaghen nel 1923 e conosciuta come la “Partita immortale dello Zugzwang”. Devo dire che ho sempre trovato questo appellativo abbastanza, come dire, impreciso…

Presentando il romanzo di Enrico Faraoni “Zugzwang” abbiamo parlato della Saemisch – Nimzowitsch, giocata a Copenaghen nel 1923 e conosciuta come la “Partita immortale dello Zugzwang”. Devo dire che ho sempre trovato questo appellativo abbastanza, come dire, impreciso….
E qualche anno dopo ho scoperto a sostegno della mia tesi pareri ben più autorevoli, quali quello di Andrew Soltis, Wolfgang Heidenfeld, e persino quello di Raymond Keene, che su Nimzowitsch ha scritto una biografia e che sostiene che preferisce vedere questa partita come un esempio di paralisi totale di uno dei giocatori. Il fatto è che nello zugzwang, come di solito viene inteso questo termine in ambito scacchistico, quello che è deleterio è il fatto di dover muovere… Qui anche se il Bianco potesse dire “passo” il Nero vincerebbe lo stesso ad esempio giocando T5f3 ed in una vera posizione di zugzwang questo non dovrebbe succedere. Per di più non è neanche vero che nella posizione del diagramma il Bianco non può muovere: mosse come Cc3 o Ac1 resituiscono il pezzo che il Nero ha di vantaggio ma permettono al Bianco di allungare di molto la partita, che comunque rimane senza speranza, poiché quello che conta è che la sua posizione è disastrosa. Comunque, potenza dei “memi”, a prescindere di come la possiamo vedere noi, da quel lontano momento in un circolo di Copenaghen, quest’idea di “Immortale dello zugzwang” è arrivata fino a noi e a lungo ci rimarrà….


Nicola Vozza

n.vozza@turingduchamp.org