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![]() 11/01/2010 Un'altro modo di bluffare, anche a scacchi e dove si racconta di un sacrificio di Cavallo che alla fine Tal non giocò... Anche se non esiste sistema di regole che in qualche modo non permetta il bluff, questa strategia è principalmente associata con il poker. Nel sistema di regole del poker convivono due meccanismi principali: uno prevede di cercare di formare particolari combinazioni di carte, la cui gerarchia è collegata con la loro probabilità matematica di realizzarsi. L’altro meccanismo è un sistema di puntate con il quale in qualche modo, si scommette sul fatto di possedere mani più alte degli avversari. Con la puntata un giocatore assegna un valore alla sua combinazione, e la grande idea del poker, il collegamento dei due meccanismi è che per vedere le combinazioni occorre almeno eguagliare la scommessa dell’avversario. Nel contesto della singola mano di poker lo scopo del bluff è quello di aggiudicarsi il piatto con una combinazione più bassa di quella degli altri giocatori. Ma nel contesto della partita lo scopo del bluff è ben diverso e più raffinato; il bluff mira a garantirsi la possibilità di vincere grosse somme quando si ha realmente una combinazione molto alta! Quindi non solo è utile che alcuni bluff non riescano, ma è addirittura essenziale, perché inducono gli avversari a vedere quando si ha effettivamente un gioco alto. Un giocatore regolare, che non bluffa mai, che assegna sempre alle sue combinazioni un valore proporzionale alla loro posizione nella scala gerarchica, quasi mai vince somme elevate, poiché nessuno rilancia mai sulle sue puntate. Potrà vincere molte piccole somme, ma invariabilmente finisce col perdere. E questo vale anche per chi a un certo punto di una partita stesse vincendo, cambiando strategia e smettendo di bluffare diventerebbe prevedibile e finirebbe per essere rimontato. D’altra parte un giocatore “spericolato”, che bluffa troppo spesso, verrà sempre visto ed il suo destino è la sconfitta. Ovviamente la migliore strategia consiste nel combinare i sue comportamenti. Gli avversari devono essere lasciati nell’incertezza e anzi secondo alcuni il buon giocatore di poker deve evitare comportamenti prestabiliti e agire casualmente, spingendosi a volte fino a violare i principi del gioco corretto. Un maestro di scacchi non arriverebbe mai a violare i principi del gioco corretto, ma anch’essi trovano spazio per il bluff nella loro pratica agonistica. Mikhail Tal, il mago di Riga, ottavo campione del mondo, ha raccontato dei suoi processi mentali al momento di giocare la sua sesta mossa nella quarta partita del match dei candidati del 1965 contro il danese Bent Larsen. La quinta mossa di Larsen era stata una novità che permetteva a Tal un sacrificio di Cavallo in f7 tanto evidente quanto, a detta dello stesso Tal, intuitivamente promettente. Tal scrisse che se si fosse trattato di una partita meno importante avrebbe certamente giocato la mossa più rischiosa. Ma poi cominciò a riflettere, è mai possibile che un avversario forte come Larsen giocando un apertura sicuramente preparata in precedenza si sottoponesse a un rischio del genere? Tal esitava tra la voce dell’istinto che gli suggeriva che il sacrificio era corretto, e quella della ragione, che lo avvertiva che l’avversario non poteva non averlo previsto e analizzato a fondo durante le analisi casalinghe. Tal decise di analizzare a fondo la posizione e calcolò varianti su varianti per circa 50 minuti, dopodiché concluse che il sacrificio, non si poteva giocare e optò per un'altra mossa, dopodiché la partita, comunque molto combattuta finì patta in 77 mosse. A differenza che nel poker, negli scacchi non esistono carte che non si possono vedere e successivamente alla partita numerosi maestri analizzarono l’idea del sacrificio: Larsen aveva bluffato o no? Tal aveva dato troppo credito all’avversario? Dopo anni di analisi, non è ancora stato dimostrato del tutto che il sacrificio fosse vincente. La mossa di Larsen è quindi etichettabile come semi-bluff. La sua posizione sarebbe stata difficile ma ancora difendibile, come un giocatore di poker che bluffa conservando delle piccole possibilità di ottenere una buona combinazione. Nicola Vozza
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