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![]() 29/01/2010 Il contesto e il modo in cui Dostoevskij ha scritto "Il giocatore" è una delle storie più affascinanti che si conoscano (materiale già da sè sufficiente per un romanzo). Ve la riporto come la racconta Fausto Malcovati nell'introduzione all'edizione Garzanti. Il giocatore è il risultato di una sfida. Nel pieno del lavoro su Delitto e castigo, con consegne mensili e un ritmo di scrittura quasi insostenibile, DostoevskiJ si trovò in una situazione disperata: stava per scattare il “contratto Stellovskij”. Entro il 1° novembre 1866 doveva consegnare all’editore un romanzo inedito: nel caso di mancata consegna, Stellovskij sarebbe stato libero di pubblicare, per nove anni e senza alcun compenso, tutte le opere del romanziere, edite ed inedite. Non c’era scampo: ogni tentativo di procrastinare era stato inutile, bisognava far fronte all’impegno. ….”Non si potrebbe fare così: raduniamo qualcuno dei vostri amici, voi ci racconterete il soggetto del romanzo, noi annoteremo le varie parti, divideremo in capitoli e scriveremo lavorando in gruppo. Voi poi controllerete e limerete le ineguaglianze e le contraddizioni che risulteranno. In collaborazione forse potremo fare in tempo: darete il romanzo a Stellevoskij e sfuggirete alle sue grinfie”. “No”, mi rispose decisamente, “non firmerò mai col mio nome un lavoro altrui”. “Allora prendete uno stenografo e dettate voi stesso tutto il romanzo. Penso che in un mese riuscirete a finirlo”. Dostoevskij rimase sovrappensiero e cominciò di nuovo a passeggiare per la stanza. “Questa è un'altra soluzione, non ho mai dettato le mie opere, ma posso provare … Vi ringrazio: è indispensabile farlo, anche se ignoro se ne sarò capace. Ma dove prendere uno stenografo? Conoscete qualcuno?”. “No, ma trovarlo non è difficile”. Miljukov si rivolse al famoso insegnante di stenografia P.M. Ol’chin, che il giorno dopo inviò a Dostoevskij la più capace delle sue allieve, la ventenne Anna Grigorevna Snikitina che, come sappiamo, diventerà la nuova moglie dello scrittore. Per ventisei giorni, dal 4 al 29 ottobre, lo scrittore e la stenografa lavorarono forsennatamente, sfidarono il tempo e la resistenza umana. Dale 12 alle 16 dettatura: poi la Snitkina decifrava le sue note, Dostoevskij continuava la stesura del testo. L’ultima dettatura avvenne il 29 sera, l’ultima rilettura il 30. Il 31 ottobre, con un grosso quaderno sotto il braccio, Dostoevskij si presentò dapprima a casa si Stellovskij, che risultò essere in viaggio, poi all’ufficio della casa editrice, che rifiutò di accettare il manoscritto perché non esisteva nessun contratto legale a nome dello scrittore per un nuovo romanzo. Ultima tappa: il commissariato di polizia del quartiere in cui abitava Stellovskij, dove tra lo stupore dei poliziotti, gli fu rilasciata regolare ricevuta del plico. Lo scrittore era salvo: e Il giocatore (titolo imposto dall’editore, che ritenne quello proposto dallo scrittore Roulettensburg, troppo poco russo) uscì nel 1866 nel III volume delle Opere complete, edizioni Stellovskij. …. Resta il grande tema del titolo, il gioco. Di fronte alla roulette, il protagonsita nelle prime pagine, è un novellino: gioca per la prima volta. Dostoevskij approfitta di questo artificio per indugiare nella descrizione di ambienti e situazioni a lui fin troppo noti. Con Aleksej il lettore scopre il casinò, le sale da gioco; attraverso i suoi occhi attenti assiste alle prime giocate, vede le facce consunte dei giocatori estenuati, ascolta i rumori, segue i passaggi, i sotterfugi, gli inganni. Con lui studia la psicologia del vero giocatore, che sa assistere impassibile a vincite e perdite, che accetta la buona e la cattiva sorte con la stessa indifferenza, la stessa nobiltà, la stessa imperturbabile calma, così diversa da quella del giocatore comune, affannato, inquieto, smanioso, che si esalta quando vince e si dispera quando perde. La roulette dichiara Aleksej, è un gioco da russi: proprio perché mette in luce il loro carattere generoso, smodato, propenso a ogni eccesso. L’intemperanza è insita anche in Aleksej: in pochi minuti, quasi in tranze, vince una somma enorme, vorrebbe donarne una parte alla donna che ama, Paolina e al suo rifiuto altezzoso, parte per Parigi con l’avida mademoisellle Blanche, che dilapida tutto e gli lascia, prima di congedarlo, opche migliaia di franchi. Il suo destino è segnato: trascinarsi da un casinò all’altro, cin qualche intermezzo in prigione (da cui lo salva, forse – ma è uno dei misteri insoluti del romanzo – Polina) e con l’illusione che “domani, domani tutto finirà”. Anche Dostoevskij fu travolto, come si sa, dalla stessa frenetica passione di Aleksej. Ma per lui, grazie, in parte, alla presenza tenerea, attenta, al suo fianco, della mogli-stenografo che aveva vinto con lui la battaglia contro Stellovskij, effettivamente un giorno tutto finì. (Fausto Malcovati) Nicola Vozza
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