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![]() 01/02/2010 Yasunari Kawabata Il maestro di go (1948) SE (2001) Yasunari Kawabata (1899 – 1972), premio Nobel per la letteratura nel 1968 è uno dei più noti scrittori giapponesi. Ne “Il maestro di go” (1942) racconta di una partita che si svolge nel 1938 tra il vecchio maestro, che incarna la tradizione e il giovane campione emergente. Non solo i loro stili di gioco, ma anche il contesto culturale a cui i due giocatori fanno riferimento sono diversi: l’eterno scontro tra tradizione e cambiamento. La partita, che dura alcuni mesi, viene illustrata in tutti i suoi passaggi cruciali, ma non è necessario essere esperti giocatori di go per apprezzare il libro, che è un vero capolavoro. Vi proponiamo un paio di brani tratti dall’edizione SE curata da Cristiana Ceci “Il maestro e Otake avevano un modo completamente opposto di affrontare la tensione della gara: quiete contro movimento, assenza di emozioni contro nervosismo. Il maestro, una volta entrato nella partita, non si muoveva più, né si alzava mai dal tavolo di gioco. Nel go in genere, si riesce a leggere le intenzioni dell’avversario dalle sue espressioni, ma il maestro era l’unico che non lasciava trasparire nulla. Eppure, al contrario di quanto lascerebbe supporre il comportamento ansioso di Otake, il suo stile di gioco era efficace, dotato di grande potenza. A causa delle lunghe pause di riflessione, sembrava che il tempo non gli bastasse mai e quando arrivava a sfiorare i limiti massimi, chiedeva all’addetto ai tempi di leggergli i secondi e finiva per giocare le ultime cento, centocinquanta mosse tutte in byoyomi, con un vigore tremendo che annichiliva l’avversario. Anche quell’abitudine di Otake di rialzarsi imediatamente, dopo essersi seduto, era una sorta di preparazione alla battaglia, l’equivalente del respiro ansimante del maestro. Nulla, tuttavia, mi colpiva più di quelle ondate che parevano abbattersi sulle esili spalle del maestro. In quei momenti sentivo di rubare con l’occhio il segreto dell’ispirazione, privo di dolore, privo di rabbia, di cui lo stesso maestro pareva inconsapevole, un segreto non accessibile all’altrui testimonianza.” Ed ancora: “Invidio i giocatori di go. È un gioco così pregno di senso, e nello stesso tempo così privo di senso; si può considerarlo come si desidera.” Nicola Vozza
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