6/9/2010
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I pirati del galeone giallo
03/02/2010

Stefano Bordiglioni
I pirati del galeone giallo
Einaudi Ragazzi 2001

"I pirati del galeone giallo non sono come tutti gli altri pirati: il capitano è innamorato di una balena, il medico di bordo è un genio degli scacchi e il mozzo è un mago della meccanica. Cosa potrà succedere quando due ragazzini vengono rapiti e arruolati per errore? Età di lettura: da 9 anni."

E ci sono anche due partite di scacchi, di cui una centrale nel meccanismo narrativo. Sono scacchi alla Holli e Benij (ma va riconosciuto che, scusate la nota personale, il matto finale ha entusiasmato i miei figli)

Fu in questo clima che Enrico si riscosse e si lasciò prendere dal gioco. Studiò attentamente la posizione dei pezzi sulla scacchiera, poi mosse un pedone.
Capitan Tuono rispose con la sua regina: con un ghigno feroce catturò una torre nera e l’abbattè con studiata cattiveria.
Wudi, Bill Secondo e Colubrina gemettero delusi.
- Che cos’è in fondo una torre? – si chiese Aristotele che stava per dare la stura a uno dei suoi incomprensibili sproloqui. – è meglio forse…
Qui fu interrotto da Capitan Mancino che il piazzò il suo temibile cavatappi sotto il naso e lo minacciò di strappargli la lingua con quell’attrezzo, se non fosse stato zitto.
Il pirata filosofo aveva si un linguaggio contorto e diffiicile, però non era mica scemo. Così tacque all’istante.
Con la mossa successiva Enrico perse un cavallo, e nelle due seguenti un pedone e la regina. Il grosso pirata muoveva ora con sicurezza spavalda. Muoveva e rideva sguaiatamente, sottolineando la caduta dei pezzi avversari con ghigni soddisfatti.
I suoi marinai a ogni cattura si producevano in “Olè” degni di una corrida.
Gli uomini di Capitan Mancino tacevano, con gli occhi bassi e il morale a terra. Il capitano invece guardava Serena digrignando i denti per la rabbia. La ragazzina allargò le braccia imbarazzata, in un gesto che voleva dire: “ e io che c’entro?”
Quando tutto sembrava ormai perduto, la partita prese una piega inaspettata. Enrico mosse un pedone e disse: - Matto!
- Cosa? Come? – gridò il suo avversario scattando in piedi inferocito. – non è possibile!

Invece era possibilissimo: Enrico aveva sacrificato un pezzo dietro l’altro per prepararsi quella particolare e difficilissima situazione, e aveva vinto.



Nicola Vozza

n.vozza@turingduchamp.org