6/9/2010
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Huiziga, Randolph ed una regola d'oro
08/02/2010

Strettamente intrinseco al gioco è il concetto del vincere ...

Huizinga:
Il più limpido esempio di una vittoria che si manifesta solo per se stessa visibile e godibile, è offerto dal gioco degli scacchi.
Si gareggia o si gioca “per” qualche cosa. È in prima e ultima istanza la vittoria stessa per la quale si lotta o si gioca, ma unite a quella vittoria vi sono tante maniere in cui essa è celebrata. In primo luogo come trionfo, celebrato dal gruppo con acclamazioni e lodi. Come conseguenza permanente ne risultano onore, stima, autorità. Di solito però già nel momento in cui si fissa il luogo del gioco, al vincere è ricollegato qualcosa di più del solo onore. Il gioco ha una sua posta. Questa può essere di natura simbolica, o di valore materiale, può essere anche di puro valore spirituale. La posta è una coppa d’oro, un gioiello, una principessa o una lira, la vita del giocatore o la salute della tribù. Può essere un pegno o un premio. Pegno, vadium, gage è il mero oggetto simbolico posto o gettato nel luogo del gioco.

Alex Randolph: Il desiderio di vincere è il combustibile che spinge avanti il gioco. Se un giocatore è indifferente o distratto e non si cura di vincere o perdere, la partita si affloscerà e diventerà noiosa, il che per un gioco è peggio della morte. La regola d’oro è: se non vuoi vincere, non giocare.


Nicola Vozza

n.vozza@turingduchamp.org